Fatevi avanti. Anche voi, come me, volete nascondere nell’armadio più recondito della vostra memoria le fotografie che inesorabilmente sono la prova provata che avete fatto scelte modaiole da buttare nel dimenticatoio. Io, lo ammetto, ho attraversato diverse fasi e, ahimè, alcune sono talmente imbarazzanti tali da richiedere un lavoro di collage degno di Art Attack di Muciaccia nel sostituire la propria faccia con quella della nostra peggior nemica. Foto modificate e reputazione salvata. Mettetevi comode e siate partecipi della mia evoluzione (s)fashion.

Essendo nata negli anni Ottanta ho pensato di aver avuto la fortuna di sfuggire a spalline imbarazzanti modello Goldrake e ciuffo ad alta prestazione con annessa licenza di perforare il buco nell’ozono grazie all’uso smoderato di lacca. Mi sbagliavo. Il peggio doveva ancora venire.

https://betoimpress.com/2016/08/28/le-tendenze-autunno-inverno-2016-2017/

Gli anni Novanta erano lì che spingevano con forza con il predominante e ossessivo jeans ascellare di fantozziana reminiscenza e grunge everywhere con uno sguardo rivolto ai boscaioli dell’Europa del nord. Tuttavia, se i primi anni Novanta sono riuscita a salvarmi grazie al buon gusto di mammà che in fatto di vestitini graziosi è la numero uno, gli ultimi anni di questo meraviglioso decennio sono stati tragici. Il buon gusto di mammà è stato inesorabilmente declassato dalla mia propensione adolescenziale al gusto dell’orrido. Ero una ragazzina che non amava molto farsi notare, ragione per la quale pensavo fosse lecito nascondere il mio fisico gracile in vestiti in cui potevano entrarci minimo due persone. E, dato che pensavo che già così potessi dare nell’occhio, eccomi scegliere colori scuri. Avrei fatto invidia persino a Nosferatu. Inoltre, non volendo bastare, il trucco era il mio peggior nemico ma, fortunatamente, la mia pelle non ha mai incontrato brufoli e co. Comunque ero una carota insaccata nel costume di Michelin. Ma senza brufoli.

https://hautdegamme.net/tag/michelin/

I miei primi anni Duemila sono testimoniati da sandali a sospensione (di quelli con la para bianca che si sporcavano solo a guardarli) e larghi  pantaloni di lino manco dovessi affrontare safari a tutto spiano. Mi mancava il cappellino e la jeep bianca. Dettagli. Ma sono stata coscienziosa abbastanza da non indossare quelli che in gergo sono stati appellati “pinocchietto”. Quelli con il laccetto al fondo. Il non plus ultra. Il modello accessoriato, insomma. Già il nome è un programma e avrebbe dovuto fare desistere la maggior parte di noi nell’indossarli.

Pinocchietto a parte, la mia vita modaiola ha poi subito una trasformazione degna di nota. Se prima il mio armadio non avrebbe mai e poi mai contenuto una gonna o un vestito (ho imparato a pronunciare le parole g-o-n-n-a e a-b-i-t-i-n-o a metà del Duemila) ora il mio armadio non conosce cosa sia un pantalone e ne ospita, forse, due o tre, ma giusto per le occasioni che richiedono la consapevolezza che magari a fare un picnic in un bosco non vai con il vestitino svolazzante).

http://www.cosmopolitan.it/moda/news/a114975/usi-pochi-abiti-armadio-perche/

A parte questa forzatura bucolica, attualmente mi vanto di non conoscere il dress code stagionale. Mixo abiti estivi a quelli invernali preferendo la sofferenza climatica alla rinuncia dell’effetto wow. Per me è sempre ora di indossare un cocktail dress anche se sono le 7,30 di mattina e ci si deve recare al lavoro. Non importa. Sono una paillettes, brillantozzi, pietroline sberluccicanti addicted. Mai farmele mancare. Mi piace brillare. Come dire, sono passata dal buio pesto degli anni Ottanta allo splendore degli anni Duemila. C’è sempre una luce in fondo al tunnel. Per tutti.

http://www.elle.it/moda/news/g963348/stile-prezioso-abiti-luxury-intarsi-pietre-cristalli-gioielli-paillettes/
Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

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