Alzi la mano chi, al semaforo rosso, non ha mai volto lo sguardo allo specchietto della propria auto e ne sia rimasta pietrificata e inorridita nel vedere un peletto nero (o bianco, a prova di infarto) spuntare come la spina di un cactus sul mento. Io la alzo. Anzi, alzo entrambe le mani. E anche una gamba. Due gambe, se sono allenata e seduta. La abbassi, gentilmente, chi ha fatto questa scoperta durante la guida. La sicurezza prima di tutto. E cosa succede dopo? Nella migliore delle ipotesi, dopo che il verde del semaforo ci ha riportato alla dura realtà, iniziamo a realizzare che, a meno che la nostra borsa non sia fornita quanto quella di una estetista, dobbiamo assolutamente correre ai ripari magari senza l’utilizzo delle pinzette. Ce ne facciamo una ragione.

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Le più fortunate (o le più organizzate) troveranno, quasi per magia, un paio di pinzette nel cruscotto. Poco importa se sono arrugginite. Meglio un’infezione che girare con quel coso sul mento.

Le meno organizzate, invece, cercheranno di ingegnarsi pensando ai diversi modi per passare inosservate e nascondere il simbolo della vergogna. Ma poi, diciamocelo, chi possiede una vista così bionica, quasi da far invidia al miglior supereroe della Marvel, tale da notare a mille miglia di distanza il nostro peletto? Eppure noi siamo convinte che tutti lo noteranno, anche il lavavetri appeso alle finestre di quel palazzo al quindicesimo piano. E che diffonderà la notizia con la stessa rapidità con la quale i bacilli dell’influenza si diffondono nell’aria.

Credits: linnguaggidellarte.altervista.org

Dicevamo, se non siamo riuscite a trovare una pinzetta, (neanche la nostra vicina di scrivania sembra possederne una vista la coroncina pelosetta che orgogliosamente fa capolino dal suo labbro superiore) pensiamo che sia giunta ora di mettere in pratica i numerosi consigli imparati dalle puntate di Macgyver. Se ci riesce lui, possiamo farcela anche noi, pensiamo senza tener minimamente conto di quella cosa chiamata “effetti speciali”. Andiamo quindi alla ricerca dei più disparati oggetti per costruire una pinzetta di salvataggio. Rischiando di scartavetrarci metà viso e di cancellare i dermatoglifi delle falangi delle dita delle nostre mani con i rudimentali strumenti trovati nei cassetti della nostra scrivania. Non ci azzardiamo neppure a ravanare in quelli della nostra vicina. Abbiamo già appurato che i baffetti sono l’ultimo dei suoi problemi. Tuttavia, accertato il fallimentare esito della nostra prova di sopravvivenza o di coraggio qual dir si voglia, degna di quelle dell’Isola dei Famosi in trasferta a Barletta, dobbiamo ammettere con grande rammarico che Macgyver ha vinto e noi abbiamo perso. Forse è meglio rivedere con maggiore attenzione le puntate. Basta, quindi, con La signora in giallo che ormai abbiamo imparato a menadito. Ridateci Macgyver!

Il passo successivo è, pertanto, arrendersi alla realtà e sperare che nessuno ci noti in quella che, forse esageratamente, ci sembra una giornata interminabile. Inizia, a questo punto, la messa in pratica delle più assurde scuse in modo da evitare che qualcuno possa anche solo posare il proprio sguardo sul coso incriminato. Ma ecco che una serie di tragedie è lì ad attenderci a braccia aperte. Altro che venerdì 17. Ci fa un baffo! (Giusto per rimanere in tema). Il collega bello ci invita, per la prima volta (chiamasi questa sfortuna) a” sgranocchiare qualcosa con lui” (sue parole) nella pausa pranzo. In qualsiasi altro giorno non ci saremo mai e poi mai azzardate a declinare un suo invito. Siamo timide ma non stupide. Uno scarafaggio, ma non ne sono completamente convinta, forse l’avrebbe fatto. Noi no. Eppure, a causa del coso, anche noi diventiamo scarafaggio e additiamo come scusa che la nostra pianta è sul punto di morte e che non possiamo esimerci da fare un salto a casa durante la pausa per bagnarla. Lui, bello ma non stupido, si guarderà bene dal farci un altro invito. #Mannaggia.

È poi il turno del cliente che è da due mesi che ha fissato con noi un appuntamento. Proviamo a fingere, per una buona mezzora, una dissenteria fulminante. Di quelle che si salvi chi può: il bagno è mio. E il bagno, difatti, diventa il nostro rifugio. Ma, per l’appunto, per poco, visto che siamo richiamate a ricomporci e a inghiottire un Imodium, il quale prendiamo senza fare una piega, sperando che non abbia su di noi effetti devastanti. Vuoi mica fare vedere che è da una settimana che il tuo intestino ha deciso di andare in letargo. E, per concludere in bellezza, passa in ufficio, con la stessa probabilità che avresti avuto di incontrare Brad Pitt al supermercato sfigatello sotto casa, una rappresentante Avon (la quale scopri poi che è stata chiamata dalla tua vicina di scrivania in pausa pranzo, alla faccia della non curanza dei peletti e co.) che le illustra alcuni prodotti per la depilazione e ti rivolge uno sguardo che più disprezzo non potevi ricevere. Uno schiaffo avrebbe fatto meno male.

E tu, che ormai ne hai avuto abbastanza, ti volti verso di lei e le dici “Donna baffuta sempre piaciuta!”.

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Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

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