L’INCI (International Nomenclature Cosmetics Ingredients) di certo non è più una novità.

Il linguaggio che serve a denominare gli ingredienti dei prodotti cosmetici però viene ben letto ed interpretato?

Ripassiamo qualche nozione di base e confermiamo o sfatiamo qualche mito.

Laboratory sign

L’elenco degli ingredienti riportato in etichetta è nell’ordine decrescente di peso al momento dell’incorporazione fino all’ 1% e poi in ordine sparso (quindi se l’ultimo ingrediente dell’elenco è tra quelli sotto accusa si può anche chiudere un occhio e non panicare data la consapevolezza della piccola quantità).

Il PAO (Period After Opening) non è la scadenza ma la durata una volta aperta e non è da sottovalutare così come la conservazione dei prodotti. L’esposizione all’aria, al calore e alla luce infatti, a seconda del tipo di componenti di cui è composto il cosmetico, possono portare a ossidazione, fotosensibilizzazione e conseguente deterioramento. In linea generale qualora vedeste un cambiamento di colore, odore e consistenza o anche solo una sorta di “sudorazione” del preparato o divisione in due fasi (a meno che non sia un composto bifasico da emulsionare ogni volta, ovviamente) il consiglio è buttare tutto o, se proprio non poteste farne a meno, testarne una piccola quantità sulla pelle dell’avambraccio che è sottile e facilmente reattiva. Se doveste riscontrare prurito, rossore, fastidio eliminate senza remore.

Ricordate: colore, odore, consistenza non devono variare!

BeautyCream

Entrando ora un po’ più nei tecnicismi parliamo di queste famose componenti potenzialmente dannose.

I componenti secondo la Direttiva 2003/15/CE operativa in Italia con Decreto Legislativo n. 50/2005 individuati come potenziale causa di reazioni allergiche e che hanno l’obbligo d’indicazione anche vincolato da due limiti di concentrazione riferiti al prodotto finito in dipendenza dal fatto che il prodotto venga o meno risciacquato dopo la sua applicazione sulla pelle (0.01 % per i prodotti “rinse-off” 0.001 % per i prodotti “leave-on”) sono:

 NOME INCI

Amile Cinnamale
Benzil-alcool
Cinnamal alcool
Citrale
Eugenolo
Idrossicitronellolo
Isoeugenolo
Ammil-cinnamil alcool
Benzil salicilato
Cinnamale
Cumarine
Geraniolo
Idrossi-iso-esil-3ciclo-esene carbossialdeide
Alcool dell’anice
Benzil cinnamato
Farnesolo
Butil-fenil-metil-propianale
Linalolo
Benzil benzoato
Citronellolo
Esil cinnamale
Limonene
Metil-2-ottionato
Α-isometil-ionone
Evernia prunasti estratto
Evernia furfuracea estratto

Ci sono poi tutte le altre componenti più o meno sotto accusa che sono davvero innumerevoli e sempre in aumento motivo per cui per quanto se ne dica non esistono regole assolute se non il buonsenso.

Uno strumento che può essere utile per farsi un’idea delle sostanze è il Biodizionario che usa come parametro di valutazione non solo il danno alla persona ma anche all’ambiente. Come dichiarato dal chimico che ha creato questo strumento, non è da considerare come verità assoluta, bisogna tenere in conto la possibilità di modifica della valutazione a seconda degli aggiornamenti sulla conoscenza delle sostanze e la frequenza dell’uso del prodotto.

Analizziamo però i componenti più condannati e capiamo i perché.

oil paraffinum

Petrolati. Paraffinum liquidum, Petrolatum, Cera Microcristallina, Vaselina, Mineral Oil i più usati. Lo dice la parola stessa, sono derivati del petrolio e questo già spaventa, ma perché non sono prodotti buoni?

Perché non sono dermocompatibili, creano semplicemente un film; non idratano, nutrono, semplicemente schermano. Da qui la conseguenza della poca ossigenazione dell’epitelio quindi in realtà un’impossibilità di idratazione e una possibile formazione delle varie imperfezioni cutanee dovute dall’accumulo di sebo come brufoli, punti neri o bianchi. (Questi composti sono comedogenici.)

Si trovano in olii, burro cacao (chiamati così ma dove il burro di cacao manco lo vedono con il binocolo), creme per il corpo, per le mani, per il viso.

Silicio Silicone Polisilossani

Siliconi. Dimethicone, Ciclopentasiloxane, Cyclometicone, sostanze che finiscono in –one, -thicone, -xilonane, -silanoil i più usati. Ingredienti sintetici, chimici che conferiscono al prodotto una consistenza setosa e conferiscono alla pelle o ai capelli un aspetto liscio, compatto e uniforme andando a “livellare”. Ovviamente anche in questo caso si tratta di un effetto puramente visivo, estetico. Si trovano in fondotinta, primer e creme ma anche in liquidi per i capelli come olii, anticrespo, balsami e shampoo. Come i petrolati creano un film che rende l’aspetto più sano, compatto e unificato ma eliminato il prodotto sparisce anche l’effetto.

oil water hydrofobe idrofobo

Tensioattivi. Molto importanti in cosmetica per la loro capacità di detersione, di emulsionanti (sostanze che permettono di miscelare fasi diverse come olio/acqua) , bagnante e di schiumogeni. Ne esistono di quattro tipi: anionici, cationici, anfoteri e non ionici.

Gli anioni hanno buon potere detergente ma risultano troppo aggressivi per la cute. Un esempio comune l’SLS (Sodium Luaryl Solfate) o l’Ammonium Lauryl Solfate e tutti i lauril solfati che sviluppano un ph alcalino/basico possibile causa di irritazione.

Tra i non ionici i più sotto accusa e potenzialmente pericolosi Cocamide DEA/MEA/TEA.

Migliori invece gli anfoteri che hanno una migliore tollerabilità cutanea e non presentano pericolosità come la Cocamidopropyl betaina o il Sodium Cocoamphoacetate.

paraben free green

Conservanti. Fanno parte di questa categoria i famosi parabeni e i paraossibenzoati che sono dannosi per la nostra pelle ma anche per la nostra salute per accumulo nei tessuti essendo inscindibili dal nostro organismo e per la simulazione di funzione dei nostri estrogeni naturali. Altri conservanti pericolosi sono quelli che rilasciano formaldeide che è stata dichiarata “cancerogena per l’uomo”; tra più usati: Diazolidinyl urea, Imidazolidinyl urea, Methylchloroisothiazolinone, DMDM hydantoin, Sodium Hydroxymethylglycinate.

Natural Laboratory Flower Rose Vanilla

Un’altra cosa importante è non farsi ingannare dalla dicitura naturale. Innanzitutto perché non sempre naturale significa buono ma anche perché per poter usare la dicitura naturale riferendosi a un cosmetico basta che contenga una percentuale del 5% di ingredienti di derivazione naturale. Quindi leggete bene l’etichetta, i derivati botanici, i derivati chimici di questi e gli estratti vegetali sono quelli scritti in latino.

Ed ora che le linee generali e dei NO le abbiamo chiarite non vi resta che aspettare la selezione dei prodotti che assolviamo e consigliamo.

About Eleonora Gavino

Chimica con la passione sfrenata per la profumeria e una predisposizione nefasta all’incontro di uomini da cestinare. Campionessa olimpica di polemica. Lei è bionda: qual è la vostra scusa?

3 Comments on No per(d)INCI

  1. Una guida utile ed esaustiva, non è cosi facile capire esattamente le differenze specifiche, ma é molto utile.
    Purtroppo non capisco come mai le grandi aziende non riflettono sugli effetti collateralo dei prodotti venduti.. “dio denaro”, penso

2Pingbacks & Trackbacks on No per(d)INCI

  1. […] Sta facendo il giro del web, forse l’avete vista condivisa dai vostri amici su Facebook, sto parlando della lista dei 5 prodotti di bellezza da evitare. Sono tutti accomunati da una caratteristica comune: contengono petrolati e siliconi. Se non avete idea di quello di cui sto parlando, se vi vengono in mente solo tette rifatte, beh, vi consiglio un salto nel post di Eleonora: No per(d)INCI […]

  2. […] 10. Avete dei capelli disastrosi ma non il tempo di lavarli? Divideteli a ciocche e applicate del borotalco. Lasciate in posa per almeno 10/15 minuti e poi spazzolate energicamente. Magari poi optare per un acconciatura che mascheri un po’ la non proprio freschezza della vostra chioma. Non è il massimo ma il borotalco assorbirà almeno un po’ dell’unto del capello fungendo da shampoo secco. (Ottimo rimedio in casi estremi. Eccezionale quello di Klorane anche sotto il punto di vista INCI) […]

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