Fuori porta Reali: tre Residenze Sabaude da visitare quest’ estate

Sono tante, sono seducenti, sono la quintessenza dell’ eleganza.

No, non stiamo parlando delle partecipanti di qualche fantomatico concorso di bellezza da spiaggia, ma delle più belle madamine del nostro Piemonte, che in realtà come delle miss un titolo lo hanno ricevuto: nientemeno che Patrimonio dell’ Umanità Unesco!

Signore e signori, ecco a voi le Residenze Reali dei Savoia. Sparse nei diversi angoli della Regione, sono numerose e dotate ciascuna di una speciale magia (le trovate elencate sul sito http://www.residenzereali.it/index.php/it/).

Queste sono le nostre preferite in provincia di Torino, per una gita fuori porta estiva all’ insegna della sabaudità più regale che ci sia.

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI: A pochi minuti da Torino, al fondo di Corso Unione Sovietica, si trova la maestosa Palazzina di Caccia di Stupinigi. La Residenza era stata concepita come “appoggio” dei Savoia durante le battute di caccia nel parco circostante, di oltre 150.000 mq di grandezza. Re Vittorio Amedeo II ne commissionò la costruzione all’ architetto di corte Filippo Juvarra nel 1729. Il luogo prescelto era già dal medioevo sede di un piccolo castello, ancora visibile sul lato che volge verso Vinovo; il castello apparteneva ad un ramo cadetto della famiglia, gli Acaja, e quando la casata si estinse i Savoia presero possesso dell’edificio. Lo Juvarra ideò e costruì un incantevole gioiello del Rococò italiano: la Palazzina è un trionfo di stucchi, ori e specchi, un ritratto del periodo di massima gloria dei Savoia.

Il cuore della Residenza è il grande salone ovale, provvisto di balconate ad andamento concavo-convesso di forte impatto visivo. Dal salone partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant’ Andrea, dove si trovano gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. A proposito di ospiti, grandi personalità della Storia soggiornarono a Stupinigi: dall’ imperatore Giuseppe II al re di Napoli Ferdinando I di Borbone con la moglie Carolina, non dimenticandosi di Napoleone e di sua sorella Paolina, che si stabilì nella Palazzina durante il periodo in cui il marito Camillo Borghese era stato nominato Governatore Generale del Piemonte. Attualmente, la splendida Residenza sabauda è proprietà dell’Ordine Mauriziano, insieme ai terreni e agli edifici circostanti. Spesso la Palazzina ospita al suo interno mostre d’arte di notevole interesse, nonché eventi e…matrimoni!

CASTELLO DI RIVOLI: il castello di Rivoli ci porta più vicini alle montagne, quasi a voler sfiorare le prime propaggini della Valsusa. L’imponente edificio di rosso mattone vestito – dalla forma austera che nasconde qua e là tocchi di bizzarria derivati dalla sua incompiutezza –  è dal 1984 sede del Museo di Arte Contemporanea ma è anche una delle culle della dinastia sabauda: qui nacque il 12 gennaio 1562 Carlo Emanuele I, il tanto sospirato erede di Emanuele Filiberto Testa di Ferro (rappresentato in piazza San Carlo in sella al Caval’ d Brons) ovvero colui che liberò il Piemonte dall’ occupazione francese e fece diventare Torino capitale del Ducato di Savoia.

Rivoli vide la nascita di un celebre esponente della casata e qualche secolo dopo il declino e la triste segregazione di un altro, altrettanto anzi ancor più insigne. Vittorio Amedeo II, primo Savoia a fregiarsi del titolo di re, venne rinchiuso nella Residenza rivolese che tanto amò in giovinezza dal figlio Carlo Emanuele III, insofferente verso le ingerenze del padre. Una brutta pagina di storia piemontese e familiare che si concluse con la morte in prigionia del vecchio sovrano, colpito da ictus e ormai sull’ orlo della follia, una fine poco gloriosa per colui che cinse la corona di re di Sicilia prima e di Sardegna poi. Una curiosità: durante gli ultimi lavori di restauro, avvenuti nel corso del 2014, nel lato sud del piazzale del castello è stata scoperta una cisterna, risalente con probabilità al XVI secolo. La vasca, di 11 metri di diametro e dalla funzione ancora sconosciuta, è rappresentata in un dipinto ad olio del pittore Angelo Cignaroli, conservato presso un’altra residenza sabauda, il castello di Racconigi.

REGGIA DI VENARIA REALE E BORGO CASTELLO: la regina delle regine? Senza dubbio è lei. Costruita nel XVII secolo, la Reggia di Venaria venne commissionata dal duca Carlo Emanuele II di Savoia ad Amedeo di Castellamonte, con l’ intento di farne una Residenza di caccia a poca distanza da Torino. Non una Residenza qualunque, bensì un edificio talmente solenne da poter competere con la parigina Versailles. Molti furono gli architetti famosi che misero la firma sul capolavoro barocco: oltre al menzionato Castellamonte , che la progettò, si ricordano il già citato Filippo Juvarra, autore della maestosa Galleria Grande, della Cappella di Sant’ Uberto e del complesso costituito dalla Scuderia Grande e dalla Citroniera, infine Benedetto Alfieri, di cui si può osservare il Rondò con le statue delle Stagioni. Proprio dalla vicina Francia è di recente arrivato un prestigioso riconoscimento stellato: la rinomata Guida Verde Michelin ha infatti conferito la terza stella alla Reggia di Venaria e alla sua Galleria Grande, inserendola nel firmamento delle destinazioni imperdibili di Torino e dintorni.

Poco distante, dentro il Parco La Mandria, ecco Borgo Castello. Il complesso nacque come nido d’amore di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Rosa Vercellana detta la Bella Rosin, per la quale il sovrano perse la testa a 27 anni quando era già legittimamente sposato con Maria Adelaide. L’arguta e bella popolana, figlia di un tamburo maggiore dell’esercito sabaudo, diventò la seconda moglie del re, seppur morganaticamente – ovvero senza diritti sulla corona – e gli diede due figli, Vittoria ed Emanuele. La famiglia non ufficiale del sovrano viveva qui, in questi edifici in mezzo alla natura, un contesto bucolico così lontano dai fasti di Palazzo Reale. A Borgo Castello Vittorio Emanuele si spogliava del peso del suo rango e viveva come un uomo normale, amante della caccia, dei cavalli, dei manicaretti cucinati dalla sua amata, che non diventò mai regina d’Italia ma regina della casa sì!

[photo credits: Federica De Benedictis| Elisa Midelio]

Elisa e Federica

About Elisa e Federica

Sono Elisa, ventisettenne torinese, ma mezza lucana.
Odio le costrizioni, la fila all’aeroporto per fare il check in, chi arriva in anticipo agli appuntamenti.
Amo viaggiare e fotografare, le colazioni a buffet, avere in programma un viaggio ma non svelarlo a nessuno.
Ho una Nikon che appendo sempre più spesso al collo, dormo con la testa sotto la mappa del mondo e in testa, quella che a volte frulla un po’ troppo, ho solo una cosa: “Dove mi porterà il mio prossimo viaggio?”.
Il mio sogno? L’Africa di mille colori e profumi.

Federica Angela De Benedictis, per gli amici, anzi per tutti, Fede.
Classe 1984, segno del Cancro, padre pugliese e mamma emiliana, torinese di nascita, ​anima​, e anche di accento​.​
​Laureata in Scienze Giuridiche ad indirizzo Storico, ho un cuore di carta che batte per i libri, per la scrittura e per tutto ciò che riguarda la mia amata città. Dal 2015 racconto questa passione sabauda sul mio blog Dire Fare Mole e su diversi magazine e siti del territorio. Ora trovate i miei storytelling al sapore di gianduiotto anche su Torino Fashion Bloggers!

Il cliente tipo cafoncello e annessa ode alle commesse e ai commessi.

Raccogliamoci e stringiamoci insieme. Un minuto di silenzio per le commesse e i commessi di tutto il mondo nella snervante versione saldi. Questa categoria di lavoratori è spesso sottostimata e poco apprezzata e, soprattutto nel periodo dei saldi, dà prova di assumere superpoteri cosmici al quadrato. Al primo posto quello di avere una pazienza smisurata con i clienti, perfino quelli arroganti.

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Ma perché le commesse e i commessi devono godere della nostra stima e del nostro rispetto? Per capire, provate a leggere cosa devono sopportare, soprattutto con il cliente tipo cafoncello.

  1. Quando il cliente tipo cafoncello varca trionfalmente la soglia del negozio è inspiegabilmente rapito dai cartellini che segnalano i capi in saldo. Intorno a sé ha il vuoto cosmico. Attiva i suoi ineguagliabili raggi X e capta i cartellini che hanno uno sconto non inferiore al 50%. Questo tipo di cliente, tanto è impegnato nella sua caccia, che non presta neppure attenzione al fatto che per entrare in negozio ha pestato, in ordine, la coda del cane, il piede della nonna e la gonna lunga della ragazza che ha avuto la sua stessa foga nell’entrare in store. Figuriamoci se sente la vocina della commessa che educatamente saluta qualsiasi persona entri. Il cliente tipo cafoncello ignora qualsiasi codice di saluto. La commessa inizia a conservare e riempire le sue tasche dei primi vaffa. Ma non li distribuisce. È troppo presto.
  2. Vaga che vaga tra abiti scontati, il cliente tipo cafoncello afferra la qualunque, facendo cadere la qualunque. Un Attila che miete vittime. Così, incurante, lascia cadere abiti e co. facendo finta di non vederli e, i più professional in tale pratica, li calpestano anche. La commessa segue la rovinosa scia per raccogliere, piegare e sistemare quello che il cliente scortese non ha avuto l’accortezza di raccogliere. Vuoi mica che gli venga il mal di schiena o, peggio, un colpo apoplettico. La commessa ha già la prima tasca piena di vaffa.
  3. Il cliente tipo cafoncello, non trovando ciò che gli interessa, pensa bene di metter mano anche alla vetrina dove ha trovato la camicia della sua taglia, smontando manichini incurante dello sguardo attento della commessa. Questa, dal canto suo, si limita a fare un sorrisino tirato continuando la sua collezione di vaffa.
  4. cliente poco attento chiede, dalle duecento alle trecento volte se va bene, se il capo in questione è in saldo. Dopo che codesto è stato evidenziato con insegne luminose di ogni sorta, milletrecento cartellini con le percentuali di sconto e fuochi di segnalazione. La commessa paziente conserva in tasca altri vaffa.
  5. Il momento dei camerini è quello più topico. Quello in cui il cliente tipo dà il meglio di sé. Per due ragioni. La prima: non so se ci avete fatto mai caso, ma davanti all’entrata di alcuni camerini, generalmente sulla parete, vi è un aggeggio che, se vi avvicinate troppo con gli abiti che dovete provare, suona. Con una certa insistenza, anche. Bene, fin qui. Dopo che la commessa di turno ragguaglia il gentil cliente di non avvicinarsi troppo altrimenti. …bip bip bip, e dopo che l’ha ripetuto a profusione praticamente a tutti nel raggio di un chilometro, ecco che c’è sempre qualcuno che ha bisogno di ripetizioni. Bip bip bip bip. Altro giro altra corsa. Altri vaffa in saccoccia.La seconda: l’entrata in camerino è quella, se io fossi commessa, che mi manderebbe maggiormente in bestia. Diventerei Hulk. Un po’ bassina. Ma comunque verde. Tu, cliente tipo cafoncello, se vedi il cartello che indica che al massimo puoi provare QUATTRO capi, perché arrivi con tutto il piano inferiore di merce da provare? Allora, con pazienza, la commessa esausta ti raccomanda di provare quattro capi alla volta. QUATTRO. E le tasche ormai sono piene. Tu, cliente tipo cafoncello, entri in camerino, ma solo dopo aver fatto una coda chilometrica perché i gentil clienti come te impiegano tanto tempo nel provare una gonna o un pantalone chiedendo il parere di, nell’ordine, mamma, papà, fratello, fidanzato, vicino di casa, edicolante di fiducia e operaio dell’ autostrada. Provi i tuoi capi e, non soddisfatto della mise, pensi bene di lasciare tutto in camerino su una pila di vestiti che altri clienti educati hanno contribuito a creare. Ma bastava semplicemente leggere il cartello che incitava a riporre, in un angolo dedicato, i vestiti provati e da non acquistare. A questo punto la commessa, viste le sue tasche già strabordanti, deve distribuire i suoi vaffa anche nelle tasche di altre commesse. Ne ha troppi. Quel che è giusto è giusto.
  6. Concludiamo con il non plus ultra. Il momento del pagamento in cassa. Il cliente tipo cafoncello, non soddisfatto del 92,5% di sconto applicato sul capo di suo interesse, chiede se è possibile averne un ulteriore. Così, la commessa, stanca di tutto, in tono laconico, si arrende e libera le sue tasche.

Morale della favola: stima infinita per questa categoria di lavoratori.

Foto e video: Vita da commessa

Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

Le piccole perle del Piemonte: 4 borghi per 4 fuori porta imperdibili

Il 15 febbraio scorso è stato inaugurato a Roma “L’ anno dei borghi”, iniziativa voluta e promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Dopo un 2016 dedicato ai cammini, il 2017 celebra dunque un altro aspetto importante del paesaggio e della cultura italiana, il lato del Belpaese fatto di piccoli contesti, di posti dove il tempo si è fermato ma dove non vede l’ora di ripartire. Una rinascita sostenuta anche da diverse associazioni nazionali, come il Touring Club Italiano, con le Bandiere Arancioni conferite a partire dal 1998 ai paesini dell’entroterra e il Club dei Borghi più Belli d’ Italia, nato nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

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Elisa e Federica

About Elisa e Federica

Sono Elisa, ventisettenne torinese, ma mezza lucana.
Odio le costrizioni, la fila all’aeroporto per fare il check in, chi arriva in anticipo agli appuntamenti.
Amo viaggiare e fotografare, le colazioni a buffet, avere in programma un viaggio ma non svelarlo a nessuno.
Ho una Nikon che appendo sempre più spesso al collo, dormo con la testa sotto la mappa del mondo e in testa, quella che a volte frulla un po’ troppo, ho solo una cosa: “Dove mi porterà il mio prossimo viaggio?”.
Il mio sogno? L’Africa di mille colori e profumi.

Federica Angela De Benedictis, per gli amici, anzi per tutti, Fede.
Classe 1984, segno del Cancro, padre pugliese e mamma emiliana, torinese di nascita, ​anima​, e anche di accento​.​
​Laureata in Scienze Giuridiche ad indirizzo Storico, ho un cuore di carta che batte per i libri, per la scrittura e per tutto ciò che riguarda la mia amata città. Dal 2015 racconto questa passione sabauda sul mio blog Dire Fare Mole e su diversi magazine e siti del territorio. Ora trovate i miei storytelling al sapore di gianduiotto anche su Torino Fashion Bloggers!

I 5 negozi super vintage di Torino

In un periodo storico in cui le catene fast fashion vanno per la maggiore, in cui i marchi sembrano tutti uguali,  in cui tutti ci vestiamo uguali  e seguiamo fin troppo le tendenze, c’è voglia di differenziarsi e di uscire dal guscio cercando un proprio stile personale. E anche se il vintage non è per tutti, perché visto spesso come sinonimo di di usato e di “vecchio” in realtà l’abbigliamento vintage, che si differenzia dalla moda usata è tornato alla ribalta come vero e proprio fenomeno di massa. Anche Torino è cambiata negli ultimi anni, ormai Via Roma, la ex via del lusso sia diventata patrimonio di Inditex e H&M , si è riempita di piccoli negoziati vintage, che hanno scelto non solo di vendere abbigliamento usato di marca ma anche di vendere un vero e proprio stile.

Noi di Torino Fashion Bloggers vi portiamo alla scoperta dei negozi vintage più particolari della città.

negozi vintage a TORINO

ANNARITA MATTEI VINTAGE STORE- Via San Domenico 6 D

Questo store prende il nome dalla sua proprietaria e creatrice Annarita Mattei che oltre ad essere un’esperta di vintage è anche una personal shopper.  Questo vintage store torinese nasce  poco più di un anno fa, con lo scopo di creare look che uniscano la modernitá dei capi contemporanei con degli accenti vintage. Ora si trova in una zona turistica e molto storica di storico ricca di fascino e mistero, il quadrilatero. I capi in vendita, sono tutti pezzi unici quasi sempre nuovi, lavati ed igienizzati e venduti a prezzi decisamente contenuti; vanno, salvo eccezioni, dagli anni ’50 agli anni ’80. Ogni 15 gg circa in store è possibile visionare nuovi arrivi, provando i capi accompagnati dal sorriso  da una piacevole chiacchierata della vostra personal shopper.



 

ELENA B. – Via Saluzzo 40

Elenab. apre nel 2011, dalla mente di Elena, una donna vivace e tutta pepe dai capelli ricci. Questo delizioso negozio nel cuore punsalte di San Salvario nasce quindi un bel po’ di tempo fa prima che la moda del vintage esplodesse in Italia e soprattutto a Torino. Elena infatti decise che a Torino così come in altre città europee non poteva mancare un negozio di abbigliamento vintage.
La passione per il vintage di Elena nasce quando, da bambine, a lei e alle sue cuginette, veniva accordato il permesso di giocare “alle signore”. Così prendevano in prestito gli abiti e gli accessori della nonna paterna, frugando per dei pomeriggi interi in un vecchio e polveroso armadio giocando a “vestirsi da signora”, con gonne, cappotti, pellicce, guanti, cappellini e borsette, un sogno!
Grazie all’ottima scuola del suo maestro Attilio Mazzini, grandissimo collezionista di vintage che possiede un archivio storico che vanta più di cinquecentomila capi, e alla sua passione per i viaggi e la sua cultura personale, Elena ha intrapreso questa strada del vintage specializzandosi nella ricerca del capo sartoriale, creato non solo da abili sarte in atelier che ha fatto storia, ma anche realizzato da esperte artigiane che si dedicavano un tempo con dedizione/amore al confezionamento di abiti di qualità nelle loro piccole botteghe.
Da Elena B. si trovano capi a partire dagli anni Trenta fino a sfiorare gli Ottanta del secolo scorso, molti pezzi sono veri e propri capi di ‘haute couture.
Un’altra grande passione di Elena è l’abbigliamento militare. La sua ricerca si dipana fra capi di eserciti americano, tedesco, svedese, francese, russo. Anche in questo caso si parte da lontano: da Elena B. si possono trovare capi dagli anni Quaranta fino ai giorni nostri.

ROOSTER – Via degli Artisti 13

Anna è la proprietaria di questo piccolo gioiellino in zona Vanachiglia a Torino, Rooster, negozio scoppiettante e alla moda di Torino è una chicca per tutti gli amanti della moda vintage anni 80 e 90 e 70, qua potete trovare chicche e pezzi  incredibili firmati, ma anche capi di catene low cost praticamente nuovi ma venduti a metà prezzo , potete acquistare anche accessori borse e riviste e una vasta selezione di scarpe davvero fighe così come tante sneakers firmate Nike Reebook e Sdidas.  Il negozio Rooster non è solo un negozio ma anche uno spazio scoppiettante dove spesso Anna organizza eventi e vendite promozionali, uno spazio dove poter sorseggiare una bibita e farsi consigliare da Anna che oltre ad essere un’esperta di tutto cioè che è vintage e cool è anche una stylist. Rooster nasce infatti 3 anni fa quando Anna era in cerca di un magazzino dove poter contenere i capi per il suo lavoro. Fu amore a prima vista. Questo spazio/ garage con volte e mattoni a vista non poteva essere usato solo come magazzino, quindi decide di avviare questa avventura com secondo lavoro, per coinvolgere chiunque avesse voglia di indossare le sue scoperte e creare un negozio che fosse una via di mezzo tra un neogizo vintage super caro e un mercatino dove alla maggior parte della gente viene mal di testa a cercare tra mille vestiti per trovare una cosa interessante. Anna dedica il suo tempo, pazienza e buon occhio a selezionare maniacalmente capi ed accessori unici girovagando tra mercatini, da Londra a Berlino, passando per New York e, ovviamente, Torino. Inoltre, se sei anche tu un freak dell’unicità e vuoi unirti al team, Rooster accetta capi in conto vendita.

CHARLY VINTAGE AND FLOWERS -Via Giuseppe Pomba 29

“Every old thing tells a journey. There is something truly romantic to be part of this”. Questa è la filosofia di chi ha fatto del vintage uno stile di vita, come Cha.rly Vintage & Flowers: nel negozio puoi trovare tutto il retrò che cerchi, dagli abiti sartoriali per sposarsi o fare da testimone o da damigella,fino  alle Varsity Jacket Made in USA,  ai complementi d’arredo più bizzarri! Ogni accessorio, vestito o complemento d’arredo firmato Cha.rly è il risultato di una ricerca continua di Arianna e Carlo i proprietari di questo negozio coloratissimo e pieno di fiori in pieno centro a Torino. La selezione di abiti è frutto della ricerca nei più importanti mercatini e fiere vintage: gli articoli provengono non solo da quelli italiani, ma anche londinesi e americani.Quello che ti propongono non sono semplici oggetti o abiti di seconda mano, ma pezzi unici che non passeranno mai di moda. Chi ama il retrò, la moda rockabilly o lo stile college americano troverà tutto ciò che cerca: occhiali, abiti, scarpe ma anche mobilie oggetti d’arredo così da poter vivere in quest’atmosfera anche a casa propria.Tutti gli articoli usati sono rimessi a nuovo per darti l’esclusiva del capo originale. Scegli i brand vintage intramontabili che, rinnovati e lucidati, ritornano in vita più cool di prima: Levi’s  501 Made in U.S.A. , t-shirt rock ‘n roll con stampe originali e non riproduzioni, Dr. Martens esclusivamente Made in UK , Vans e Converse.

Oltre ad un’ampissima scelta di abiti e accessori come dicevo prima c’è, anche una parte del negozio dedicata al wedding vintage, con abiti da sposa vintage, dagli anni 20 agli anni 90, inoltre c’è la possibilità, con servizio di Wedding planning, di organizzare un matrimonio in stile vintage. Carlo e Arianna ti aiuteranno in ogni fase dell’organizzazione del tuo grande giorno!
Ogni pezzo è unico e ricercato, rimesso a nuovo e pronto per essere modificato su misura qualora fosse necessario.

Nel momento in cui entrerai in questo negozio, ti sembrerà di essere a bordo di una macchina del tempo che ti farà ripercorrere tutte le epoche passate, dagli Anni ’20 ai ’90, aprendo bauli, cassetti di mobili d’epoca, tra gonne ampissime a ruota, camicie hawaiane e floreali e vestiti colorati a pois e fiori. Arianna e Carlo sono dei veri cool hunter ed esperti di moda retrò: il loro gusto impeccabile e la preparazione accademica internazionale nel campo del design fanno sì che niente sia lasciato al caso, offrendo non solo articoli fatti a mano ma anche un’esperienza sempre unica per chi passa a trovarli in negozio.Cha.rly Vintage & Flower non è solo un negozio retrò ma anche una sartoria che confeziona e modifica abiti, valorizzando l’unicità di ogni capo e riproponendo anche modelli classici degli ultimi 50 anni. Quello che ti propongono non sono semplici oggetti o abiti di seconda mano, ma pezzi unici che non passeranno mai di moda.




PANDORA VINTAGE SHOP – Via Giolitti 49 B
Pandora è uno dei primi negozi di vintage a Torino, la sua insegni infatti è datata dal 1999. Pandora è anche uno dei primi negozi in cui abbia mai sentito parlare di second hand, un luogo speciale dove poter trovare abiti e accessori firmati ad un prezzo stracciato. Conobbi questo negozi infatti, quando andavo al Liceo e iniziavo ad avere un mio gusto personale e a cercare occasioni nei mercatini e alle fiere. Ecco il vaso di Pandora, uno dei migliori negozi per acquistare vintage e usato di qualità e soprattutto firmato . Qua potete trovare borsette di Chanel,Fendi, Prada,abiti da sera di Valentino o Gucci.oltre che bi bellissimi abiti di pucci anni 70, completi dolce e gabbana e borse di micheal kore e celine Non solo Pandora vende pezzi firmati ma acquista anche i vostri capi ed accessori di grandi marche.

Chiara Girivetto

About Chiara Girivetto

Aspirante fashion designer e cool hunter, si definisce una persona creativa e curiosa. Alla costante ricerca di sè stessa e di una sua dimensione, ama perdersi tra immagini, fotografie e musica.

Alone sfacciatus

“Chi non muore si rivede” recita un famoso detto. Allo stesso modo, i problemi di noi dedite al litigio costante con le stagioni in fatto di abbigliamento. Così, se durante il mese di marzo e di aprile, abbiamo dovuto risolvere il problema esistenziale di come vestirci per contrastare i cambiamenti repentini in fase mestruale del clima, adesso, nel mese di giugno, siamo tutte d’accordo e coese nel dire di essere consapevoli dello stato in cui verseremo a fine giornata.

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Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

Io, che in Piazza San Carlo c’ero.

Caro Ignoto,

sono passate oramai 2 settimane da quel terribile sabato sera. Avevo altri programmi, decisamente. Fino alla fine credevo che ce l’avremmo fatta, che avremmo portato a casa quella maledetta coppa dei Campioni, che avremmo aspettato la nostra squadra all’aeroporto di Caselle, che avremmo visto l’alba e, chissà, sarei tornata a casa con un sorriso in più a casa.

Sono tornata oltre l’alba, sì, ma con il terrore negli occhi, due costole rotte e graffi. Alla mano, al ginocchio e nel cuore.

Tu, “Ignoto”, questa non me la dovevi proprio fare. Non so cosa tu sia stato: un petardo, una frase detta al momento sbagliato, una balaustra caduta senza un valido motivo. Irrazionalità, fobia, nonsense.

Sei stato un colpo improvviso, in mezzo alla calca della gente, ai cuori in attesa di un miracolo (sì, perché in quel momento stavamo perdendo amaramente), a chi – come me – parlava di quella serata come Natale. Talmente bella che non volevamo che arrivasse: qualcuno aveva anche fatto delle scommesse: uno spogliarello, un taglio di capelli, un fioretto sul bere. Tu, Ignoto, hai rovinato una serata che anche se fosse andata male ce la saremmo ricordata lo stesso. Perché noi Juventini siamo così: viviamo di attese, di palpiti, di speranze e di “il prossimo anno saremo di nuovo qui e porteremo a casa la vittoria”. Tu, Ignoto, hai voluto che le cose andassero diversamente. Anche se avessimo vinto la Champions, quella sera, ci saremmo ricordati solo di altro. Del sangue, dei cocci di vetro, delle corse al riparo da te, Ignoto.

Non sei solo paura, sei Sconosciuto, sei quella sensazione che solo se la vivi riesci a malapena a descriverla.

Quando mi sono ritrovata improvvisamente per terra, con addosso dei corpi di estranei e la sensazione che stessi perdendo parte del mio corpo, ho pensato davvero di morire. Una manciata di secondi che ti sembrano infiniti, talmente tanto da poter riuscire a formulare la frase “Ok, è arrivato il mio momento, purtroppo”. Posso ringraziare solamente quella persona che mi ha dato la mano e mi ha tirato su se quella sensazione è durata un po’ meno di altri. E poi le corse verso il non so dove, l’entrata in un supermercato per cercare qualcosa con cui poterci guarire, e poi ancora corsa. La chiamata ai genitori che avrebbero potuto vedere qualcosa alla tv e il “Mamma, io sto bene, ho perso papà, spero che non si sia fatto male”. E ancora corsa. Non auguro a nessuno di correre lontano da qualcosa che non conosci.

Sai, Ignoto, in quel momento non ti rendi conto di quante cose non hai ancora fatto o detto. Non ti rendi conto che la vita è davvero un soffio di vento, gelido o caldo che sia, e che debba essere vissuta senza mai pentirsi di nulla. Avrei voluto che me lo facessi capire in un altro modo, sono una sveglia e che capisce in fretta.

Sai, Ignoto, di una cosa, prima di tutto, non riesco a perdonarti. Non importa che mi hai rovinato una serata che poteva diventare magica (sono riuscita anche a ridere durante le lunghe ore di attesa al Pronto Soccorso), non importa che ho perso il mio zaino e tutti i miei averi (di quello non è colpa tua, ma dell’Ignoranza, un’altra bella bestia insieme alla Paura). Non ti perdono della morte di una donna, Erika, che non era neanche una tifosa. Era una come tutti noi: felice di accompagnare il proprio fidanzato a vedere la partita, nonostante avesse altri piani, contenta di fare qualcosa di diverso dal solito, di stare in compagnia e di dire “Io c’ero”. Di quello, Ignoto, dovrai scontare notti insonni, provando la stessa sensazione di quando io ho visto, solo per un attimo, il volto della morte.

Ignoto, però credo che tu, di me, non sappia una cosa.

Che io non mi arrendo. Ah, no.

Un giorno saremo io davanti a te, e vincerò Io. Vincerò quando tornerò in mezzo a una folla a urlare per il mio cantante preferito, per la mia amata Juventus, per una coda interminabile in attesa di un autografo. Non mi rintanerò in casa, ma uscirò. Non convincerò gli altri a starsene nel proprio angolo, li prenderò di peso e li porterò fuori con me. Non dirò più “ho paura”.

Non esiste che vinca tu. NO.

Caro Ignoto, l’anno prossimo vinceremo la Champions. Ed io sarò felice: perché avrò fatto tutto quello che mi sarò prefissata nella mia lista.

Questo post è dedicato a Erika e a tutti quelli che in quella notte erano in piazza, con il cuore in mano e il fiato corto. E che continueranno a sognare, nonostante tutto, per loro stessi e per Erika.

About Emily Grosso

Emily lavora in una società finanziaria, ma passa le pause pranzo in giro per negozi. ll suo armadio segreto scoppia di borse, collane, creatività, voglia di scrivere e di urlare felicità.

TFB agenda: gli eventi di giugno a Torino!

Siamo in ritardo, è vero, ma questo caldo e gli ultimi avvenimenti (non proprio belli) ci hanno un po’ rallentate. In ogni caso, non temete: giugno è ancora lungo e offre tantissimi eventi imperdibili incorniciati dalla nostra bellissima Torino. Ritorna la #TFBagenda con tutti gli appuntamenti del mese di giugno: tirate fuori un bel vestitino leggero e affrontate il caldo sabaudo!

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Partiamo subito con gli eventi di giugno da segnare subito in agenda, da stampare o da salvare sul nostro inseparabile smartphone.

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About Elisa Raimondo

Architetta ossessionata dal perfezionismo e affetta da organizzazione compulsiva. La sua vita è un incastro di impegni e passioni: tra scout, India, canto e, ovviamente, moda, si ritrova sempre a correre per Torino. “5 minuti e arrivo!”

#TfbInterviste: il Social Commerce SoCloset

Lo sappiamo, siamo tutte nella stessa barca: un armadio straripante di vestiti e mai niente da mettere per “quell’occasione speciale”, bensì un’infinità di “questo lo metto quando dimagrisco”, qualche “questo tornerà di moda” e gli inevitabili “abiti col cartellino” che sono passati dalla busta del negozio all’armadio e continuano a fissarci da mesi. Noi TFB vi capiamo benissimo, e per questo oggi per la rubrica #TfbInterviste vi facciamo conoscere meglio SoCloset, il progetto di Giulia: una piattaforma per vendita e affitto dei vostri capi abbandonati con le commissioni più basse del web.

Ma non vi spoileriamo altro, buona lettura!

socloset schermata sito shop online

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About Gemma Contini

Sarda di nascita ma torinese di adozione. Informatica amante del low cost. Portatrice sana di pazienza solo quando girovaga per negozi e mercatini. E’ fermamente convinta che il buongusto e il buonsenso possano salvare il mondo.

Ispirazioni tutte estive!

Estate Estate Estate! eccoti!Finalmente è arrivato il caldo in città e con il sole i mie nuovissimi moodboards. Eccovi le tendenze più importanti di questa primavera estate 2017 selezionate da me!

TROPICAL

tropical cuba moodboardEstate è anche voglia di colore e di stampe eccentriche e divertenti. Se anche per questo 2017 i fiori di tutte le dimensioni e colori non ci abbandoneranno, la stagione estiva 2017 si riempirà di frutti, fiori e piante tropicali. Una tendenza molto forte sarà infatti il tropical ed in particolare i colori ed i profumi di Cuba, meta turistica di grandissima espansione proprio da due anni a questa parte. Chanel infatti ha deciso di ambientare nelle vie principali dell’Havana la sua collezione resort. Colori accesi, fantasie di fiori, cappelli Panama, abiti lunghi e gonnellonee foulard sulla testa. Anche l’ultima collezione resort di Dolce Gabbana è tutta a tema tropicale con una esplosione di frutti tropicali come il mango e l’ananas, abiti in fantasia di piante tropicali e verdi accesi.
dolce gabbana

chanelchanelchanel
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Chiara Girivetto

About Chiara Girivetto

Aspirante fashion designer e cool hunter, si definisce una persona creativa e curiosa. Alla costante ricerca di sè stessa e di una sua dimensione, ama perdersi tra immagini, fotografie e musica.

Salone del Libro di Torino: una 30esima edizione oltre ogni confine!

Si è chiusa da pochissimo la 30esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dopo giorni (o per meglio dire, mesi) di panico e frecciate amare con la vicina Milano. L’avrete letto ovunque, ma penso sia giusto ribadirlo (da sabauda patriottica quale sono): abbiamo spaccato tutto!

Salone Internazionale del Libro Torino 2017 30esima edizione Gipi Oltre il Confine

Questo Salone del Libro è stato un successo enorme, un successo che va davvero “Oltre il confine”, come recita il tema dell’ultima edizione 2017. Adesso però, voglio mettere da parte gli slogan da rotocalco e raccontarvi il mio Salone, quello vissuto in veste di staff di coordinamento di questa manifestazione smisurata. Io ero rinchiusa nel Padiglione 5, quello dedicato all’area del Bookstock Village, dedicato a bambini e ragazzi con tanti incontri, laboratori, eventi e, ovviamente, libri. Il mio compito era semplice, ma solo a parole: far funzionare tutto all’interno del padiglione e coordinare 270 ragazzini volontari delle superiori.

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About Elisa Raimondo

Architetta ossessionata dal perfezionismo e affetta da organizzazione compulsiva. La sua vita è un incastro di impegni e passioni: tra scout, India, canto e, ovviamente, moda, si ritrova sempre a correre per Torino. “5 minuti e arrivo!”