Tutti sono preparati all’arrivo del mese di marzo. Tutti, forse, tranne me. La rapidità con la quale le condizioni atmosferiche ti fanno vivere l’entusiasmante se non fantasmagorica esperienza surreale di mutare paesaggio e ambiente naturale senza neppure muoverti dal tuo paesello, non ha prezzo.

Marzo non è pazzerello. È squilibrato. Furioso, come l’Orlando. Basta un non niente che ti ritrovi a letto con la febbre, il naso colante e annessa montagna di fazzoletti che fanno da cuscini al tuo divano.

Ammettetelo: anche voi associate il mese di marzo alla domanda esistenziale del secolo, quella che ancora non ha avuto risposta e forse mai ce l’avrà (mettiamoci il cuore in pace): “Come cavolo dobbiamo vestirci a marzo?” Niente niente che Nostradamus, tra le varie profezie, abbia fornito la soluzione al nostro (mio sicuramente) dilemma?

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La questione, comunque, pare dibattuta e avere teorie diverse. Io, personalmente, vedo due scuole di pensiero. Da una parte la prima scuola, quella formata da ragazze/donne che preferiscono vestirsi a cipolla. Dall’altra parte, invece, la seconda scuola alla quale appartengono le ragazze/donne che optano per la modalità a carciofo. Oh, pardon, alcachiofa (in spagnolo è più fashion). Io, sfortunatamente, appartengo alla seconda scuola, i cui effetti sono tutt’altro che benefici. Ma ci sto lavorando.

Ebbene sì, la modalità a cipolla, conosciuta dai più come “a strati” ha , infatti, un numero diverso di strati  rispetto a quelli che possiamo trovare nella modalità a carciofo. Da qui in avanti alcachofa. È tutta una questione di equilibrio. Nella modalità a cipolla indossi un vestito leggero sotto ad uno un po’ più pesante che a sua volta è sotto ad uno ancora più pesante. Insomma, una sorta di matriosca. Ma facciamo un esempio: scegli un vestitino frou frou, magari un po’ naïf e sopra decidi di abbinarci  un cardigan a trecce, e sopra ancora opti per un capo spalla non troppo leggero né troppo pesante accompagnato da una sciarpina in seta che fa sempre donna di gran classe o forse il minimo sindacale stiloso per non prendersi una broncopolmonite. L’effetto, comunque, è carino e funzionale. Le modaiole ameranno l’effetto “carino”. Le più pratiche l’effetto “funzionale”. Così, quando il clima ha deciso che alla mattina sei a Bardonecchia, al pomeriggio sei a Napoli e alla sera sei a Courmayeur, decidi di togliere il foulard se fa caldino, il cardigan e il capo spalla se fa caldo per poi fare il procedimento inverso e riportare gli strati della cipolla al loro posto quando l’aria diventa frizzantina e a te va di preservare la tua salute troppo cagionevole. Così sei l’immagine perfetta della donna organizzata che ha dato prova di non aver incontrato, durante le ore più calde della giornata, la pezzatura da competizione (brutta bestia questa) né i ghiaccioli tipo stalattiti che scendono dal naso, durante le ore più fresche.

Tutte le persone che appartengono a questa categoria hanno la mia stima perché loro, e solo loro, hanno la chiave della figheria in mano. Appaiono, difatti, sempre fresche come delle rose durante il giorno e al calduccio durante la sera.  Nulla le scalfisce.

Ma passiamo alla seconda modalità, quella alcachofa. Purtroppo, come precedentemente enunciato, questa è la mia. Ognuno ha la sua croce da portare.

Chi ha avuto la sfortuna di incappare in questa modalità, vuoi per caso vuoi perché allontanato dalla retta via da altre persone, sa bene di cosa parlo. Coloro che appartengono a questa categoria conoscono bene sia la pezzatura da competizione sia le stalattiti che scendono incuranti dal naso.

Queste persone, proprio come un carciofo, decidono di vestirsi in modo molto pesante sopra e, molto leggero sotto. O viceversa, se il carciofo è visto al contrario. Comunque non a strati. Ma, piuttosto, a compartimenti stagni. Così, è facile incontrare persone che indossano un maglione di lana che ha la capacità di creare al suo interno un effetto stalla da paura con annessa possibilità di coltivare al suo interno funghi e muschi e, per la parte inferiore del corpo, short in stile Miami beach con gli inguardabili infradito. Senza possibilità di vie di mezzo. Oppure, il contrario. Ugg ai piedi, pantaloni di flanella del pigiama sotto ai jeans e canottiera bianca che riflette il sole, non si sa mai che scappa una tintarella sciuè sciuè sul terrazzo dell’uffico. Così, al pomeriggio, sei la campionessa in carica delle pezzature e, a sera, con l’aria freschina che tira, il sudore si riattiva magicamente per farti sentire i brividi di freddo. Che sensazioni magiche. Altro che “notti magiche inseguendo un gol”.

Io, però, non voglio più essere alcachofa, anche se, giusto a titolo di cronaca, non indosso mai gli Ugg né la canottiera bianca. O, per lo meno, non in combo. Io, invece, voglio essere topinambur: senza strati. Vorrei avere la libertà di mettere a marzo un vestito che sia uno e non mischiare le stagioni facendo pensare alle persone che mi incontrano di essere sul punto di partire per Tropea passando per Trieste. Ma, quando Nostradamus ci svelerà il suo segreto io, probabilmente, sarò ancora alcachofa.

 

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Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

1 Comment on Sei cipolla o carciofo? Meglio topinambur

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