Non so se anche a voi sia mai capitato quello che sto per scrivervi ma, personalmente, a me succede spesso. E, se proprio non sono “una su mille” (che in questo caso non ce la fa, scusa Morandi per lo storpiamento) questo piccolo inconveniente che sto per raccontare capita un po’ a tutte. Questa è la situazione. Mattina. Sono un po’ di fretta. Ma decido di mettere comunque lo smalto. Ognuno ha le sue problematicità. La mia è quella di non sapere ancora che alcuni momenti beauty vanno vissuti con calma. Comunque, mi dico, niente di più facile. Non devo preparare una conferenza all’Onu. Né, tanto meno, trasformare i miei capelli ricci in qualcosa che sia vagamente presentabile. Cosa, questa, di gran lunga più complicata. Ma passiamo oltre. Mi accingo allora a scegliere lo smalto. La mia stanza, a differenza di quelle delle beauty bloggers, non ha scaffali su cui ergono trionfalmente boccettine colorate. Magari in ordine di codice a barre. I miei smalti, quando non hanno cambiato colore, quando non hanno deciso di seccarsi, quando non hanno reso la loro apertura degna di una chiamata al fratello/papà di turno armati di flessibile, sono pochi e timidi timidi, poverini. Li conservo, infatti, in una scatola trasparente. Una sorta di valigettina da ispettore Gadget nel regno dei Puffi che a volte dimentico persino di avere. È, difatti, quasi sepolta dalle riviste di moda che conservo gelosamente, della serie “guai a fare le orecchie alle pagine altrimenti prendo il ferro da stiro”. Comunque, quando sfortunatamente mi rendo conto di possedere la valigettina degli smalti di Puffetta, mi travesto da pittrice. Ma di quelle che il pennellino lo utilizzano come se stessero tenendo in mano il Pennello Cinghiale (avete presente quello della pubblicità di molti anni fa? Se non avete presente significa che io sono troppo vecchia. O voi troppo giovani. Magra consolazione).

Credits: Donna Moderna

Inizio a stendere lo smalto come se stessi gettando calce. Anche se, nella mia mente, sono delicata e leggiadra come un alito di vento. Eccomi, quindi, alle prese con le cinque dita della mano sinistra. È più facile per me essendo destrorsa. Ma i primi sgorbi non tardano ad arrivare. Allora tolgo tutto con quello che una volta era l’acetone. Per me lo è ancora. Ma forse, penso, dovrei usare l’acquaragia. Ora, invece, per evitare di scartavetrarsi parte delle unghie si usano prodotti meno invasivi che, ovviamente, io ho snobbato alacremente. Quando penso di aver terminato con la mano sinistra, inizio con la destra. E qui, ragazzi, i giochi si complicano. Diciamocelo, chi mi vede impegnata in questa attività non può avere stima nelle mie capacità beauty. Sono la regina del contorsionismo.

Comunque, alla fine, quando penso di avercela fatta, ecco il patatrac. Impavida come un cavaliere che deve liberare la sua pulzella nella torre, decido di fare una seconda passata. Se, durante la prima, sembrava che io stessi usando cazzuola e calce, ora, invece, la posa del cemento ha il suo momento di gloria. Peccato, però, che ho creato uno strato che non si asciugherà neppure con la bora di Trieste. Tolgo allora lo smalto. Operazione, questa, che presenta le sue difficoltà, visto che rischio di toglierlo anche su quelle due uniche dita che io, con poca modestia, ritengo che non siano proprio venute un pasticcio cosmico. Quando riapplico lo smalto per l’ennesima volta e lo faccio asciugare senza toccare nulla per minuti che sembrano ore, vagando per casa agitando le mani ritmicamente e facendole svolazzare in aria (a mo’ di bambina travestita da fatina dei boschi) decido di vestirmi. E lo faccio cercando comunque di fare movimenti lenti degni di Catherine Zeta Jones in Entrapment ed ecco che mi ritrovo, nonostante gli sforzi, smalto sui capelli, sella pelle di alcune dita e sui vestiti. Qui, non stendiamo un velo pietoso, ma un piumone che è meglio.

Credits: Donna fan page

Dopo aver pensato che non si può essere belle, brave, intelligenti, simpatiche e saper applicare lo smalto, dico che è arrivata l’ora di togliere tutto. Se quel giorno sono particolarmente puntigliosa, decido di ritentare la difficile missione la sera stessa. Rifaccio tutto da capo. Questa volta, però, l’ho applicato stranamente bene. È asciugato. Sottopongo lo smalto steso a vere prove di sopravvivenza. Manco fossi Bear Grylls. Non si scheggia. È lucido. Quasi mi ci posso specchiare. Sono una professionista, mi dico allora tronfia e rincuorata per quelle che sono le mie capacità. Fino a quando non mi sveglio la mattina e vedo l’intera trama delle lenzuola tatuate sulle unghie. Il lucido ha lasciato il posto ad un opaco tutto zigrinato che mi ha persino trasformato la forma delle unghie. E allora decido di ritirare la valigetta dell’ispettore Gadget sperando di dimenticarla ancora per molto, lì, sepolta tra le varie riviste di moda. O, mi dico, la spedirò nel mondo dei Puffi con su scritto: “For Puffetta with love”.

Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.