Si è conclusa da pochi giorni la kermesse dedicata all’arte contemporanea, la quale ha visto come protagonisti tre importanti manifestazioni: The Others, Paratissima ed Artissima. Queste tre manifestazioni si sono portate dietro numerosi eventi ed installazioni che non hanno fatto altro che arricchire queste giornate già traboccanti d’arte.

arte contemporanea

La locandina di Paratissima 2015 cita: “Un progetto è ordine. Un evento è caos…”. Sono convinto che proprio in queste due frasi sia possibile trovare il significato di questo weekend che ha stimolato la città di Torino, la quale, come un palcoscenico, ha ospitato artisti provenienti da tutto il mondo, gallerie, spazi indipendenti, associazioni culturali, musei e curatori.

Il progetto è ordine, è un processo che a partire da norme tecniche, calcoli e disegni, perviene alla definizione delle linee guida e delle specifiche necessarie alla realizzazione di un manufatto, di un prodotto o di un servizio. Per progettazione si intende l’insieme delle fasi di pianificazione e programmazione di un insieme di attività che porteranno a un risultato atteso.

Un evento invece è caos. Torino, infatti, si è trasformata è durante i quattro giorni di kermesse è stata invasa da visitatori, cultori dell’arte contemporanea o semplicemente curiosi che come una pallina da ping pong saltavano da una galleria all’altra, danzando sulle note di suoni immaginari, quei suoni che soltanto l’arte riesce a creare.

The Others, come già nelle precedenti edizioni, ha animato il contesto dell’ex carcere Le Nuove, ospitando più di 150 artisti internazionali provenienti da Olanda, Spagna, Francia, Inghilterra, Svizzera, Romania, Danimarca, Usa, Cuba e Italia.

arte contemporanea torino

Personalmente trovo questa location molto interessante e suggestiva, infatti, si presta molto bene ha diventare contenitore di un’arte di strada, di un’arte che tutti possono realizzare a basso costo, nella quale non servono grandi capitali ma solo il desiderio di realizzare e di dare sfogo alle proprie sensazioni. Ho visto veramente di tutto, come zollette di zucchero diventare pavimentazione, prima ordinate ed intatte e soltanto dopo averle calpestate divenire un motivo astratto, dove la geometria iniziale lascia posto all’astrazione dei pensieri che affollano la mente dell’uomo.

Statuette in miniatura che vivono all’interno di solidi, i quali riproducevano scene di quotidianità tutt’altro che serene, come scene di rapine o spionaggio.

Penso che l’arte contemporanea non comunichi soltanto colore, allegria e pensieri positivi, ma è una disciplina che ben si presta a comunicare il disagio del contesto culturale e storico nel quale stiamo vivendo. Proprio seguendo questo filone troviamo un uomo coperto da un abito nero impiccato in una cella, ex edifici industriali ormai abbandonati, dove la presenza umana ha lasciato spazio alla vegetazione che si riappropria dei suoi spazi originari.

Il tema della decadenza contemporanea, dell’incertezza è manifestato attraverso le fotografie che rappresentano una società al limite, sul bordo di un precipizio, nella quale non rimane altro che documentare, scattare e dipingere quello che è stato e il modo in cui si sta sgretolando. La percezione che ho avuto è la seguente: l’uomo impotente di fronte a meccanismi che lui stesso ha innescato.

L’importante novità di questa edizione 2015 di The Others è Exhibit. Infatti la manifestazione di The Others esce per la prima volta dai suoi confini per approdare in un’altra architettura suggestiva ed emozionante, quella open-space dell’Ex Borsa, nel cuore della città di Torino. Qui infatti trovano posto più di trenta opere fra sculture, installazioni ed interventi multimediali, che senza limiti di formato, dialogano con la dimensione del contenitore espositivo.

the others

Sono due le opere che hanno catturato la mia attenzione, il “Rebellio patroni – Il miracolo di San Gennaro, 2015”, opera di Paolo Consorti realizzata con materiali misti che sottolinea importanti temi in cui versano le città meridionali, fra cui quello del pericolo rifiuti. Qui ci spingiamo già oltre, non più città in cui la vegetazione si riappropria dei suoi originari spazi ma città che non danno spazio al verde, città avvelenate dai rifiuti dell’uomo, dove neppure gli alberi riescono a sopravvivere.

L’altra opera che ha attirato la mia attenzione è stata quella di Trong Gia Nguyen intitolata “Last supper in Babel, 2009”. Installazione di dodici piatti in ceramica, acrilico e polistirolo. Qui torna a mio avviso il carattere giocoso ed allegro dell’arte contemporanea, che si diverte a sdrammatizzare la vita dell’uomo e a fare emerge quegli istanti di piacere e felicità. I piatti sono colmi di polpette e la maionese che li decora incornicia il tutto. Devo ammettere che la tentazione di assaggiarli è stata forte, ma ahimè era solo un’opera d’arte!

A fare da sfondo alla kermesse artistica sono stati dj set e concerti, live elettronici, performance e installazioni audio/video. E’ stato facile farsi inghiottire dal vortice che ha colpito il capoluogo piemontese. La città sta prendendo la direzione giusta permettendo ai suoi cittadini di poter vivere l’arte in tutte le sue forme. Non rimane che dire un grazie a questa splendida città e un arrivederci al 2016!

Federico Panarello

About Federico Panarello

Di professione architetto, Federico ama trascorrere le sue giornate sepolto fra libri di interior design e riviste che vanno dalla moda all’architettura. Ama girovagare fra le vie storiche delle città alla ricerca di piccoli particolari che possano attirare la sua attenzione. Sostenitore degli shopping mall, delle grandi metropoli e di tutto ciò che possa creare esperienze sensoriali ama perdersi in chiacchere sorseggiando un buon cappuccino. Se gli domandassero cosa vorresti essere, risponderebbe la sedia Tulip di Eero Saarinen.

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