Se dovessi andarmene via da Torino, andrei in unico posto altrettanto magico: Barcellona.

Lei ti rapisce il cuore e poi non te lo restituisce più.

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Muradossmann, ha iniziato “Follow me to” con una foto proprio davanti ad un murales in uno dei mille angoli da scoprire della bellissima Barcellona e per il mio 6° viaggio, voglio proprio replicare la stessa identica foto.

Barcellona mi ha rapito il cuore e l’anima la prima volta che l’ho visitata, nel 2006, con i miei genitori e da quella volta, ogni volta, porto qualcuno per me importante per far conoscere quel posto in cui vorrei scappare il giorno in cui deciderò che Torino mi ha dato tutto quello che aveva da offrirmi. Sì, perché Barcellona respira assieme a te, si adatta alla tua indole, non ti costringe a vestire un mood “elegante” oppure “serio” o solamente urban. Barcellona non ti fa mai sentire da sola, tanto è che sarei in grado, io che parlo anche coi sassi, di andarmene là semplicemente con una valigia e nessun amico. In qualsiasi quartiere tu possa capitare, caro turista, Barcellona è un grande centro commerciale: ristoranti, musei, angoli nascosti, scorci mozzafiato, sguardi di catalani, musica allegra, cibo che riempie e un po’ ti stordisce. Patria di grande stilisti, di creatività travolgente e un bagaglio di storia d’arte davvero ammaliante.

Per quanto io non conosca tutto quanto di Barcellona (ed è per questo che ogni volta che qualcuno mi chiede “andiamo da qualche parte? io dico senza indugio-BARCELLONA), posso dire quello che a me, di lei, fa battere davvero il cuore. Anzi: el corazon.

Appena giungo lì il mio primo pensiero è: voglio bere un zumo de naranja e mangiare il cocco fresco alla Boquerìa. Quel posto mi affascina ogni volta e l’unica volta che l’ho trovato chiuso (durante la Semana Santa, tappa della mia crociera per gli 80 anni di mia nonna-sappiate che gli spagnoli in semana santa sono molto seri e quindi chiudono ogni esercizio commerciale possibile) la tristezza sul mio volto era palese. Famosissimo mercato al coperto nel centro della città (sulla Rambla), si può trovare dalla frutta fresca, alle caramelle di ogni tipo, al jamon iberico di ogni stagionatura e il pescado fresco. Il mio shopping ideale: un zumo de fruta e una macedonia di frutti, quelli che però non trovi così facilmente.

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Poi voglio subito andare a specchiare gli occhi in un arcobaleno di colori delle vetrate e rosoni della Sagrada Familia o della Casa Batlò, tra le opere più importanti dell’artista (forse a tratti incompreso) di Gaudì. Solo l’anno scorso ho fatto una visita come si deve alla Sagrada Familia e vi do’ un consiglio: prenotate da casa la vostra visita personale (con tanto di salita su una delle due torri), perché altrimenti farete una coda almeno di un’ora (e sotto il sole potente non è il caso).

Sagrada Familia rosone, Barcellona, --Spagna.

Una tappa fondamentale (ed una buona motivazione per andare a Barcellona) è mangiare i pinchos. Pure io che sono piemontese doc e per la cena inizia puntale alle ore 19.00, quando vado a Barcellona la fame arriva solo dopo le 21.00, quando finalmente riesco a divorare con felicità e tanto entusiasmo i pinchos, banalmente bruschette, con condimenti, verdure, carne o pesce, in un tripudio di sapori e di colore. Non riesco a descrivere la bontà, la bellezza ed il “senso” di questo piatto, rispetto ad un piatto di pasta o un trancio di pesce fresco. E’ un’opera architettonica ed ogni pinchos è qualcosa di unico, “pinzato” da uno stuzzichino, attraverso cui il cameriere comprenderà (una volta passato al vostro tavolo), quanto avete consumato. Beh, se proprio volete essere “catalano dentro” nascondete almeno uno o due stuzzichini in borsa o nella manica della giacca. Non vi sentirete ladri, ma semplicemente nel mood di un vero barceloneta. Un pincho costa più o meno 1.40 euro e tra i posti migliori per assaggiarli vi consiglio Ciudad Condal e Sagardi.

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Barcellona è assai romantica. Una mia amica mi ha raccontato che si è innamorata di uno dei suoi fidanzati proprio lì sopra, nel Parc Guell. Come direbbe la modella in una nota pubblicità: toglietemi tutto ma non il mio Parco. Che ci sia la pioggia, il vento, il sole a 40° gradi, questo magnifico posto in mezzo alla natura, tra i cocci messi assieme dalla follia di Gaudì, mi rende più felice di una bimba con la sua prima Barbie. Sedersi su quelle “panchine”, gustare la vista immensa e così diversa che si lancia in mezzo al mare, fotografare ogni volta quelle case che sembrano di marzapane, vi sembrerà assolutamente naturale. Il parco è gratuito, Gaudì voleva che tutti potessero essere felici almeno per 10 minuti.

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E poi ci sono quelle cose romantiche, come andare a vedere lo spettacolo musicale della Fontana Magica, a Montjuic, ogni sera (con orari prestabiliti) che se vai fin sotto riesci a farti anche un bagno involontario e a cantare assieme ad inglesi, tedeschi e cinesi “O sole mio”. E poi c’è la funivia che dal Port Vell ti porta ad altissima quota fino alla Fondazione Mirò, dalla quale potrai ammirare una nuova panoramica della città. E poi il Barrio Gotico, quello della Cattedrale, quella dei racconti di Zafòn, quello dei negozietti artigianali, quello di Desigual enorme, quello delle bancarelle solidali e delle “Happy pills”.

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Carlos Ruiz Zafòn nella sua personale “Guida alla Barcellona” dice “Barcellona è una città stregata, ti entra sotto la pelle e ti ruba l’anima, prima ce tu possa rendertene conto”.

Ha ragione. Ed io voglio essere rapita per la sesta volta. Tanto non sarà l’ultima.

About Emily Grosso

Emily lavora in una società finanziaria, ma passa le pause pranzo in giro per negozi. ll suo armadio segreto scoppia di borse, collane, creatività, voglia di scrivere e di urlare felicità.

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