Buon compleanno Righe à Pois!

Sapete bene quanto ci piace festeggiare e soprattutto quanto ci piacciono i compleanni! Due anni fa abbiamo brindato al nostro compleanno e poco prima dell’estate abbiamo levato i calici per i 20 anni di Tony&Guy. Adesso torniamo a celebrare i compleanni sabaudi festeggiando il primo anno di vita di Righe à Pois, il delizioso negozio di Diego e Carlotta.

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Il tutto è iniziato qualche mese fa quando abbiamo scoperto questa piccola gemma incastonata nelle viuzze di San Salvario. È stato amore a prima vista che poi si è trasformato in voglia di fare qualcosa insieme, di unire i nostri nomi in qualcosa di unico e speciale.

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About Elisa Raimondo

Architetta ossessionata dal perfezionismo e affetta da organizzazione compulsiva. La sua vita è un incastro di impegni e passioni: tra scout, India, canto e, ovviamente, moda, si ritrova sempre a correre per Torino. “5 minuti e arrivo!”

Make-up tutorial: Rusty eyes, metal lips

Le foglie gialle, rosse e marroni, l’aria frizzantina, i tramonti dalla luce bassa e calda, le prime cioccolate calde, i cieli tersi e l’odore di fuochi (questo però solo se, come me, vivete vicino alla campagna). Siamo ufficialmente dentro l’autunno da quasi un mesetto, ormai, quindi per il ritorno dei foto-tutorial quale migliore ispirazione dei colori caldi e avvolgenti di questa stagione, con un tocco di metal – che è tornato prepotentemente di moda – sulle labbra?

Si comincia con una base uniforme ed un contouring leggero (non sapete come farlo? Date un’occhiata qui).

Iniziamo il nostro trucco occhi applicando un ombretto color arancio bruciato, ma abbastanza chiaro, nella piega del nostro occhio con un pennello da sfumatura. Aggiungiamo poi sopra questo un ombretto di un marrone più scuro, ma sempre rossiccio, e sfumiamo bene i due colori tra loro. Ripetiamo la stessa operazione sulla rima ciliare inferiore.

Solo sull’angolo esterno dell’occhio, aggiungiamo un marrone scuro caldo e sfumiamolo verso l’esterno e verso l’alto, per unirlo agli altri due applicati in precedenza.Aggiungiamone un po’ anche sulla rima ciliare inferiore.

Sulla palpebra mobile applichiamo poi un color rame chiaro, nel mio caso è satinato per dare luminosità al look, ma voi potete anche utilizzarlo opaco, se lo preferite. Aggiungiamo anche un punto luce satinato, sia all’angolo interno dell’occhio, sia sotto l’arcata sopracciliare.

Sistemiamo le sopracciglia (qui io ho utilizzato un mascara colorato, per mantenerle in ordine ma naturali) e applichiamo una bordatura di matita marrone, che poi sfumeremo con un pennello da eyeliner. Io mi sono mantenuta soft, poiché volevo ricreare un po’ di spirito autunnale, ma se volete al posto della matita potete usare l’eyeliner (un tutorial facile lo trovate qui).

Abbondate molto col mascara per rendere lo sguardo ancora più intenso.

Per completare il look, aggiungete un rossetto metallico. Io ho scelto un rosso ramato, ma potete utilizzare anche un rame puro, un bordeaux oppure un marrone più scuro, che sicuramente non toglieranno “autunnalità” all’insieme.

Se il trucco vi è piaciuto, fatemelo sapere nei commenti, e ditemi se proverete a riprodurlo!

Al prossimo mese, e buon autunno.

 

Selene Giovinazzo

About Selene Giovinazzo

Selene, make-up artist diplomata presso la MBA di Torino, appassionata amante delle lasagne e del cioccolato, lettrice vorace ed estimatrice di scarpe di ogni tipo. I suoi trucchi occupano un'intera anta dell'armadio che ha in camera.

Trecce e beach waves anche in autunno

I ricordi dell’estate: brezza marina al tramonto, salino tra i capelli, piedi nella sabbia e un aperitivo tra le mani sono ormai lontani (beh tranne l’aperitivo tra le mani che per fortuna ci accompagna nelle 4 stagioni 😉 ) i colori della città si fanno autunnali, ma la bella stagione ci regala ancora tiepide giornate e sembra non volerci abbandonare.

Si sa che in autunno si presentano piccoli fastidi da cambio di stagione e come le foglie, anche i nostri capelli tendono a cadere. Meglio non stressarli con piastre e ferri, meglio continuare a sfruttare ciò che l’estate ci ha insegnato.
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About Eleonora Gavino

Chimica con la passione sfrenata per la profumeria e una predisposizione nefasta all’incontro di uomini da cestinare. Campionessa olimpica di polemica. Lei è bionda: qual è la vostra scusa?

Buoni propositi per l’anno nuovo? Impara a ballare!

Se la sola idea di chiuderti in una palestra, per bruciare calorie, camminando come un criceto su un tapis roulan , ti rende nervosa, questo post fa per te!.
Non nego in passato di essere stata una persona pigra e poco incline allo sport, ma vi devo confessare che dopo vari tentativi di iscrizioni in palestra buttati al vento, 3 anni e mezzo fa ho fatto la conoscenza del ballo. Ebbene sì i balli di coppia sono una validissima alternativa e per nulla noiosa alla palestra o a qualsiasi altra forma di sport non praticato a livello agonistico. Un modo per tenersi in forma, fare un’attività cardio ed ascoltare buona musica. Per chi non ama stare fermo, stare in compagnia e soprattutto è un amante della buona musica, il ballo è perfetto. 3 anni e mezzo fa ho scoperto il mondo del lindy hop e della musica swing. Il lindy hop è un ballo di coppia che negli ultimi anni,anche grazie alla nascita di molte scuole di ballo, ha avuto una crescita esponenziale a Torino.
Ecco perche da ballerina di lindy hop ho deciso di introdurvi al mondo delle scuole di ballo swing a Torino!

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Chiara Girivetto

About Chiara Girivetto

Aspirante fashion designer e cool hunter, si definisce una persona creativa e curiosa. Alla costante ricerca di sè stessa e di una sua dimensione, ama perdersi tra immagini, fotografie e musica.

Cambiamenti modaioli in itinere. Evoluzione (s)fashion

Fatevi avanti. Anche voi, come me, volete nascondere nell’armadio più recondito della vostra memoria le fotografie che inesorabilmente sono la prova provata che avete fatto scelte modaiole da buttare nel dimenticatoio. Io, lo ammetto, ho attraversato diverse fasi e, ahimè, alcune sono talmente imbarazzanti tali da richiedere un lavoro di collage degno di Art Attack di Muciaccia nel sostituire la propria faccia con quella della nostra peggior nemica. Foto modificate e reputazione salvata. Mettetevi comode e siate partecipi della mia evoluzione (s)fashion.

Essendo nata negli anni Ottanta ho pensato di aver avuto la fortuna di sfuggire a spalline imbarazzanti modello Goldrake e ciuffo ad alta prestazione con annessa licenza di perforare il buco nell’ozono grazie all’uso smoderato di lacca. Mi sbagliavo. Il peggio doveva ancora venire.

https://betoimpress.com/2016/08/28/le-tendenze-autunno-inverno-2016-2017/

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Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.

Gli eventi di Ottobre

Per alcuni Settembre è il mese delle ripartenze e dei nuovi propositi. Noi come sempre vogliamo distinguerci dalla massa e ripartiamo da Ottobre, con una carrellata di eventi imperdibili.
Spoiler: c’è anche una festa di compleanno bellissima di cui saremo le special guest, segnatela in agenda, vi aspettiamo!

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About Gemma Contini

Sarda di nascita ma torinese di adozione. Informatica amante del low cost. Portatrice sana di pazienza solo quando girovaga per negozi e mercatini. E’ fermamente convinta che il buongusto e il buonsenso possano salvare il mondo.

Il compleanno di Tony&Guy. Come abbiamo festeggiato i 20 anni insieme!

Feel good, look good, do good.

È questo il mood con il quale Tony&Guy Italia ha voluto festeggiare il suo ventesimo compleanno! E noi non potevamo mancare!

Ultimo appuntamento dei #CAREDAYS? Domani sera, presso il Salone di Via Guala 107, per una serata all’insegna della bellezza, della solidarietà… tutta per voi!

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About Emily Grosso

Emily lavora in una società finanziaria, ma passa le pause pranzo in giro per negozi. ll suo armadio segreto scoppia di borse, collane, creatività, voglia di scrivere e di urlare felicità.

Torino Fashion Week is back!

Assistere ad una sfilata è sempre una grande emozione, lo stesso vale se siamo a Torino, a Milano, a Parigi o New york, per noi ragazze amanti della moda le sfilate sono un sogno. Se vi parlo di Torino Fashion Week non vi viene in mente qualcosa? Vi ricordate? L’anno scorso siamo state invitate all’inaugurazione della prima edizione della Torino Fashion Week. Potete rinfrescarvi la memoria leggendo il nostro post qui!

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Fuori porta Reali: tre Residenze Sabaude da visitare quest’ estate

Sono tante, sono seducenti, sono la quintessenza dell’ eleganza.

No, non stiamo parlando delle partecipanti di qualche fantomatico concorso di bellezza da spiaggia, ma delle più belle madamine del nostro Piemonte, che in realtà come delle miss un titolo lo hanno ricevuto: nientemeno che Patrimonio dell’ Umanità Unesco!

Signore e signori, ecco a voi le Residenze Reali dei Savoia. Sparse nei diversi angoli della Regione, sono numerose e dotate ciascuna di una speciale magia (le trovate elencate sul sito http://www.residenzereali.it/index.php/it/).

Queste sono le nostre preferite in provincia di Torino, per una gita fuori porta estiva all’ insegna della sabaudità più regale che ci sia.

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI: A pochi minuti da Torino, al fondo di Corso Unione Sovietica, si trova la maestosa Palazzina di Caccia di Stupinigi. La Residenza era stata concepita come “appoggio” dei Savoia durante le battute di caccia nel parco circostante, di oltre 150.000 mq di grandezza. Re Vittorio Amedeo II ne commissionò la costruzione all’ architetto di corte Filippo Juvarra nel 1729. Il luogo prescelto era già dal medioevo sede di un piccolo castello, ancora visibile sul lato che volge verso Vinovo; il castello apparteneva ad un ramo cadetto della famiglia, gli Acaja, e quando la casata si estinse i Savoia presero possesso dell’edificio. Lo Juvarra ideò e costruì un incantevole gioiello del Rococò italiano: la Palazzina è un trionfo di stucchi, ori e specchi, un ritratto del periodo di massima gloria dei Savoia.

Il cuore della Residenza è il grande salone ovale, provvisto di balconate ad andamento concavo-convesso di forte impatto visivo. Dal salone partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant’ Andrea, dove si trovano gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. A proposito di ospiti, grandi personalità della Storia soggiornarono a Stupinigi: dall’ imperatore Giuseppe II al re di Napoli Ferdinando I di Borbone con la moglie Carolina, non dimenticandosi di Napoleone e di sua sorella Paolina, che si stabilì nella Palazzina durante il periodo in cui il marito Camillo Borghese era stato nominato Governatore Generale del Piemonte. Attualmente, la splendida Residenza sabauda è proprietà dell’Ordine Mauriziano, insieme ai terreni e agli edifici circostanti. Spesso la Palazzina ospita al suo interno mostre d’arte di notevole interesse, nonché eventi e…matrimoni!

CASTELLO DI RIVOLI: il castello di Rivoli ci porta più vicini alle montagne, quasi a voler sfiorare le prime propaggini della Valsusa. L’imponente edificio di rosso mattone vestito – dalla forma austera che nasconde qua e là tocchi di bizzarria derivati dalla sua incompiutezza –  è dal 1984 sede del Museo di Arte Contemporanea ma è anche una delle culle della dinastia sabauda: qui nacque il 12 gennaio 1562 Carlo Emanuele I, il tanto sospirato erede di Emanuele Filiberto Testa di Ferro (rappresentato in piazza San Carlo in sella al Caval’ d Brons) ovvero colui che liberò il Piemonte dall’ occupazione francese e fece diventare Torino capitale del Ducato di Savoia.

Rivoli vide la nascita di un celebre esponente della casata e qualche secolo dopo il declino e la triste segregazione di un altro, altrettanto anzi ancor più insigne. Vittorio Amedeo II, primo Savoia a fregiarsi del titolo di re, venne rinchiuso nella Residenza rivolese che tanto amò in giovinezza dal figlio Carlo Emanuele III, insofferente verso le ingerenze del padre. Una brutta pagina di storia piemontese e familiare che si concluse con la morte in prigionia del vecchio sovrano, colpito da ictus e ormai sull’ orlo della follia, una fine poco gloriosa per colui che cinse la corona di re di Sicilia prima e di Sardegna poi. Una curiosità: durante gli ultimi lavori di restauro, avvenuti nel corso del 2014, nel lato sud del piazzale del castello è stata scoperta una cisterna, risalente con probabilità al XVI secolo. La vasca, di 11 metri di diametro e dalla funzione ancora sconosciuta, è rappresentata in un dipinto ad olio del pittore Angelo Cignaroli, conservato presso un’altra residenza sabauda, il castello di Racconigi.

REGGIA DI VENARIA REALE E BORGO CASTELLO: la regina delle regine? Senza dubbio è lei. Costruita nel XVII secolo, la Reggia di Venaria venne commissionata dal duca Carlo Emanuele II di Savoia ad Amedeo di Castellamonte, con l’ intento di farne una Residenza di caccia a poca distanza da Torino. Non una Residenza qualunque, bensì un edificio talmente solenne da poter competere con la parigina Versailles. Molti furono gli architetti famosi che misero la firma sul capolavoro barocco: oltre al menzionato Castellamonte , che la progettò, si ricordano il già citato Filippo Juvarra, autore della maestosa Galleria Grande, della Cappella di Sant’ Uberto e del complesso costituito dalla Scuderia Grande e dalla Citroniera, infine Benedetto Alfieri, di cui si può osservare il Rondò con le statue delle Stagioni. Proprio dalla vicina Francia è di recente arrivato un prestigioso riconoscimento stellato: la rinomata Guida Verde Michelin ha infatti conferito la terza stella alla Reggia di Venaria e alla sua Galleria Grande, inserendola nel firmamento delle destinazioni imperdibili di Torino e dintorni.

Poco distante, dentro il Parco La Mandria, ecco Borgo Castello. Il complesso nacque come nido d’amore di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Rosa Vercellana detta la Bella Rosin, per la quale il sovrano perse la testa a 27 anni quando era già legittimamente sposato con Maria Adelaide. L’arguta e bella popolana, figlia di un tamburo maggiore dell’esercito sabaudo, diventò la seconda moglie del re, seppur morganaticamente – ovvero senza diritti sulla corona – e gli diede due figli, Vittoria ed Emanuele. La famiglia non ufficiale del sovrano viveva qui, in questi edifici in mezzo alla natura, un contesto bucolico così lontano dai fasti di Palazzo Reale. A Borgo Castello Vittorio Emanuele si spogliava del peso del suo rango e viveva come un uomo normale, amante della caccia, dei cavalli, dei manicaretti cucinati dalla sua amata, che non diventò mai regina d’Italia ma regina della casa sì!

[photo credits: Federica De Benedictis| Elisa Midelio]

Elisa e Federica

About Elisa e Federica

Sono Elisa, ventisettenne torinese, ma mezza lucana. Odio le costrizioni, la fila all’aeroporto per fare il check in, chi arriva in anticipo agli appuntamenti. Amo viaggiare e fotografare, le colazioni a buffet, avere in programma un viaggio ma non svelarlo a nessuno. Ho una Nikon che appendo sempre più spesso al collo, dormo con la testa sotto la mappa del mondo e in testa, quella che a volte frulla un po’ troppo, ho solo una cosa: “Dove mi porterà il mio prossimo viaggio?”. Il mio sogno? L’Africa di mille colori e profumi. Federica Angela De Benedictis, per gli amici, anzi per tutti, Fede. Classe 1984, segno del Cancro, padre pugliese e mamma emiliana, torinese di nascita, ​anima​, e anche di accento​.​ ​Laureata in Scienze Giuridiche ad indirizzo Storico, ho un cuore di carta che batte per i libri, per la scrittura e per tutto ciò che riguarda la mia amata città. Dal 2015 racconto questa passione sabauda sul mio blog Dire Fare Mole e su diversi magazine e siti del territorio. Ora trovate i miei storytelling al sapore di gianduiotto anche su Torino Fashion Bloggers!

Il cliente tipo cafoncello e annessa ode alle commesse e ai commessi.

Raccogliamoci e stringiamoci insieme. Un minuto di silenzio per le commesse e i commessi di tutto il mondo nella snervante versione saldi. Questa categoria di lavoratori è spesso sottostimata e poco apprezzata e, soprattutto nel periodo dei saldi, dà prova di assumere superpoteri cosmici al quadrato. Al primo posto quello di avere una pazienza smisurata con i clienti, perfino quelli arroganti.

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Ma perché le commesse e i commessi devono godere della nostra stima e del nostro rispetto? Per capire, provate a leggere cosa devono sopportare, soprattutto con il cliente tipo cafoncello.

  1. Quando il cliente tipo cafoncello varca trionfalmente la soglia del negozio è inspiegabilmente rapito dai cartellini che segnalano i capi in saldo. Intorno a sé ha il vuoto cosmico. Attiva i suoi ineguagliabili raggi X e capta i cartellini che hanno uno sconto non inferiore al 50%. Questo tipo di cliente, tanto è impegnato nella sua caccia, che non presta neppure attenzione al fatto che per entrare in negozio ha pestato, in ordine, la coda del cane, il piede della nonna e la gonna lunga della ragazza che ha avuto la sua stessa foga nell’entrare in store. Figuriamoci se sente la vocina della commessa che educatamente saluta qualsiasi persona entri. Il cliente tipo cafoncello ignora qualsiasi codice di saluto. La commessa inizia a conservare e riempire le sue tasche dei primi vaffa. Ma non li distribuisce. È troppo presto.
  2. Vaga che vaga tra abiti scontati, il cliente tipo cafoncello afferra la qualunque, facendo cadere la qualunque. Un Attila che miete vittime. Così, incurante, lascia cadere abiti e co. facendo finta di non vederli e, i più professional in tale pratica, li calpestano anche. La commessa segue la rovinosa scia per raccogliere, piegare e sistemare quello che il cliente scortese non ha avuto l’accortezza di raccogliere. Vuoi mica che gli venga il mal di schiena o, peggio, un colpo apoplettico. La commessa ha già la prima tasca piena di vaffa.
  3. Il cliente tipo cafoncello, non trovando ciò che gli interessa, pensa bene di metter mano anche alla vetrina dove ha trovato la camicia della sua taglia, smontando manichini incurante dello sguardo attento della commessa. Questa, dal canto suo, si limita a fare un sorrisino tirato continuando la sua collezione di vaffa.
  4. cliente poco attento chiede, dalle duecento alle trecento volte se va bene, se il capo in questione è in saldo. Dopo che codesto è stato evidenziato con insegne luminose di ogni sorta, milletrecento cartellini con le percentuali di sconto e fuochi di segnalazione. La commessa paziente conserva in tasca altri vaffa.
  5. Il momento dei camerini è quello più topico. Quello in cui il cliente tipo dà il meglio di sé. Per due ragioni. La prima: non so se ci avete fatto mai caso, ma davanti all’entrata di alcuni camerini, generalmente sulla parete, vi è un aggeggio che, se vi avvicinate troppo con gli abiti che dovete provare, suona. Con una certa insistenza, anche. Bene, fin qui. Dopo che la commessa di turno ragguaglia il gentil cliente di non avvicinarsi troppo altrimenti. …bip bip bip, e dopo che l’ha ripetuto a profusione praticamente a tutti nel raggio di un chilometro, ecco che c’è sempre qualcuno che ha bisogno di ripetizioni. Bip bip bip bip. Altro giro altra corsa. Altri vaffa in saccoccia.La seconda: l’entrata in camerino è quella, se io fossi commessa, che mi manderebbe maggiormente in bestia. Diventerei Hulk. Un po’ bassina. Ma comunque verde. Tu, cliente tipo cafoncello, se vedi il cartello che indica che al massimo puoi provare QUATTRO capi, perché arrivi con tutto il piano inferiore di merce da provare? Allora, con pazienza, la commessa esausta ti raccomanda di provare quattro capi alla volta. QUATTRO. E le tasche ormai sono piene. Tu, cliente tipo cafoncello, entri in camerino, ma solo dopo aver fatto una coda chilometrica perché i gentil clienti come te impiegano tanto tempo nel provare una gonna o un pantalone chiedendo il parere di, nell’ordine, mamma, papà, fratello, fidanzato, vicino di casa, edicolante di fiducia e operaio dell’ autostrada. Provi i tuoi capi e, non soddisfatto della mise, pensi bene di lasciare tutto in camerino su una pila di vestiti che altri clienti educati hanno contribuito a creare. Ma bastava semplicemente leggere il cartello che incitava a riporre, in un angolo dedicato, i vestiti provati e da non acquistare. A questo punto la commessa, viste le sue tasche già strabordanti, deve distribuire i suoi vaffa anche nelle tasche di altre commesse. Ne ha troppi. Quel che è giusto è giusto.
  6. Concludiamo con il non plus ultra. Il momento del pagamento in cassa. Il cliente tipo cafoncello, non soddisfatto del 92,5% di sconto applicato sul capo di suo interesse, chiede se è possibile averne un ulteriore. Così, la commessa, stanca di tutto, in tono laconico, si arrende e libera le sue tasche.

Morale della favola: stima infinita per questa categoria di lavoratori.

Foto e video: Vita da commessa

Alessandra Brancaccio

About Alessandra Brancaccio

Consumatrice di té e tisane, incurante delle stagioni e delle condizioni atmosferiche. Lettrice a periodi alterni. Sostenitrice del libero sfogo da caramelle e dolci, Improvvisatrice di fotografie. Amante della moda low cost, dei mercatini e del buon gusto innato.